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Patologie trattate

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CISTI SACROCOCCIGEA O PILONIDALE

DEFINIZIONE, SINTOMI, DIAGNOSI

E’ una formazione cistica che prende il nome dalla regione in cui si manifesta. Si forma tra lo strato adiposo cutaneo e la fascia muscolare e nella quasi totalità dei casi contiene peli formati. Questo fatto così come la possibilità che si riformi anche dopo essere stata completamente asportata chirurgicamente ha fatto ipotizzare che ne sia causa un’azione di sfregamento delle natiche con conseguente incarnimento dei peli.

I sintomi sono quelli di un fastidio locale con perdite sierose o purulente durante la fase cronica mentre compaiono dolore e febbre in caso di formazione di un ascesso, spesso dovuto ai microtraumi ripetuti (deambulazione, stazione seduta). La diagnosi è essenzialmente clinica con presenza in sede sacrococcigea di una tumefazione dolente con cute arrossata in caso di ascesso o di un orifizio fistoloso mediano o gluteo più o meno secernente nella fase cronica. vedi immagine (ATTENZIONE: Quest'immagine potrebbe turbare il visitatore)

TRATTAMENTO CHIRURGICO

La terapia della cisti sacrococcigea è esclusivamente chirurgica. Non si deve intervenire nella fase di ascessualizzazione se non per drenare l’eventuale ascesso. Ultimamente sono stati proposti con risultati eccellenti interventi chirurgici miniinvasivi che non rimuovono la cisti ma la drenano in modo molto selettivo sia con l’uso di diatermocoagulatore sotto visione diretta (EPSiT) che con laser. Queste metodiche, che vanno usate dopo attenta valutazione clinica, permettono un rapido ritorno alle attività lavorative e sociali, non necessitano di medicazioni impegnative ed i loro risultati nel tempo sembrano incoraggianti. L’intervento di asportazione della cisti consiste nella rimozione di tutta l’area contenente la cisti e l’eventuale fistola.

L'entità dell’asportazione è legata al volume della cisti ed alle sue eventuali ramificazioni fistolose per cui nei casi di malattia recidivata più volte l'escissione può diventare così ampia da rendere difficoltosa la chiusura dei lembi cutanei. Altre volte la sutura dei lembi può essere controindicata dalla persistenza di fenomeni infiammatori residui. Il chirurgo dovrà quindi essere in grado di scegliere il miglior trattamento per il singolo caso, considerando che la mancata sutura porterà alla necessità di medicazioni protratte nel tempo mentre la chiusura dei lembi è gravata da un numero maggiori di complicanze (ematomi, rottura dei punti, ascessi).